26 nov 2016 La relazione originale sulla attività dei partigiani di Cattolica (1943-1944)
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Nel 1944 Giuseppe Ricci, comandante del GAP di Cattolica, consegnò al CLN di Cattolica per essere inviato alle autorità alleate un documento in cui venivano elencate le operazioni svolte negli anni 1943-1944 dal gruppo operativo di partigiani operante a Cattolica.
Il documento, per molti decenni irreperibile, è stato rintracciato da Angelo Turchini e pubblicato nel suo libro “Per la libertà e la democrazia. Antifascisti e Resistenza a Rimini e nel riminese. 1943-1944″ (Il Ponte Vecchio, Cesena, 2015).
Questa la esatta trascrizione originale (il grassetto è nostro).


1944, s. d. CLN Cattolica
A CRRQP E-R. Bologna, b. 6, fasc. 5, “Zona di Cattolica”, sottofasc. “Comitato di Cattolica (Commissione per l’Emilia)”

RELAZIONE SULL’ATTIVITÀ DEI PARTIGIANI LOCALI, SVOLTA DALL’8 SETTEMBRE 1943 AL 4 SETTEMBRE 1944

Il locale gruppo di partigiani, preso contatto con il Comitato di Liberazione Nazionale [C.L.N., n.d.R.] tramite le Federazioni Comuniste di Pesaro, Rimini e Bologna e con il Partito U.L.I. (Unione Lavoratori Italiani) di Forlì, fu incaricato di organizzare una fuga, via mare, che aveva carattere di missione speciale, il 10 settembre 1943 [in verità era il 10 ottobre, n.d.R.]. Il motopeschereccio “Freccia Azzurra”, partito da Cattolica, arrivò felicemente a Termoli con l’equipaggio ed i passeggeri sottosegnati.

Equipaggio: capitano Bianchini Guerrino da Cattolica, motorista Bianchini Libero da Cattolica, marinai: due parenti del Bianchini, da Riccione.

Passeggeri: capitano inglese Ferguson, ingegnere Cagnazzo Ruggero da Pesaro, agente della Federazione Comunista di Bologna Modelli Renato, l’ebreo Perlmutter Tullio.

Organizzatori e collaboratori: Galluzzi Ezio, Ricci Giuseppe, Ricci Lando, Prioli Mario, dott. Bianchi da Bologna.

In seguito alla fuga del motoveliero venne arrestata la moglie del capitano Bianchini Pierina.

Dopo circa 10 giorni con il medesimo motoveliero e con lo stesso equipaggio, il capitano Ferguson e l’ing. Cagnazzo partivano da Termoli alla volta di Cattolica ove approdavano di notte con l’ausilio di un canotto a remi nei pressi di detta località, onde iniziare una missione che consisteva nell’approntare una seconda fuga di alte personalità inglesi evase da un campo di concentramento.

Per la suddetta impresa il Galluzzi Ezio prendeva subito contatto, tramite Ricci Giuseppe, con il capitano Ferguson e l’ing. Cagnazzo ed agenti del partito ULI.

Dopo reiterati tentativi avvenuti a Cattolica e a Cervia, che non ebbero l’esito sperato, fu deciso l’acquisto di una barca a motore a Pesaro denominata “Albatros” che doveva partire con il seguente equipaggio: capitano Marchini Agostino, motorista Galluzzi Ezio.

Organizzatori e collaboratori: capitano Ferguson, ing. Cagnazzo, Galluzzi Ezio, Vailati Bruno, Canestrari Guido, Marchini Agostino, Ubalducci Giuseppe.

Detta fuga non ebbe esito felice, causa l’improvviso blocco del porto di Pesaro da parte dei tedeschi.

Nel frattempo per eludere la vigilanza nazista, gli ufficiali inglesi venivano spostati da una località all’altra con biciclette e macchine fornite dal CLN.

Elementi impiegati per i vari spostamenti: ing. Cagnazzo, Galluzzi Ezio, Vailati Bruno, Canestrari Guido, agenti del partito ULI.

Località ove furono alloggiati ed assistiti: S. Sofia, Camaldoli, Cervia, Forlì, Cesena, Riccione, Cattolica, Pozzo (Pesaro), Cingoli.

In data 18 dicembre 1943 fu possibile, mediante aiuti finanziari del sig. Arpesella da Riccione, appartenente al CLN di Cingoli, ex del partito ULI, allestire la partenza del motoveliero già denominato “Dux” di Cattolica con destinazione Termoli.

Il 20 dicembre il suddetto motoveliero arrivava felicemente a Termoli con l’equipaggio e i passeggeri sottosegnati:

quipaggio:

apitano Ercoles Francesco di Enrico, motorista Ercoles Mario Ercoles, marinaio Vanni Sebastiano fu Luigi. Passeggeri: generale Neame, generale sir O’Connel, maresc. dell’aria Bojd, capitano Ferguson, capitano Spunner, n. 1 soldato sudafricano, ing. Cagnazzo, Vailati Bruno, Galluzzi Ezio, padre Leone (Eremo di Camaldoli).

Organizzatori e collaboratori: Galluzzi Ezio, Ricci Giuseppe, Vailati Bruno, Galluzzi Elvino, Marchini Agostino.

Vennero per rappresaglia arrestati i famigliari dei componenti l’equipaggio: Ercoles Enrico, Ercoles Giuseppe, Gessaroli Francesca, Simonelli Maddalena.

Dopo la partenza dei due motovelieri, altri tentativi furono fatti per preparare mezzi necessari alla partenza di altri ufficiali inglesi, che dovevano raggiungere al largo unità da guerra alleate. Detti tentativi non ottennero risultati positivi causa l’intervento tedesco su tutta la linea del mare e indagini sulla popolazione locale.

Organizzatori e collaboratori:

icci Giuseppe, Ercoles Francesco.

È stata svolta una attiva propaganda locale a mezzo manifestini stampati clandestinamente a Cattolica, propaganda accentuatasi nel mese di aprile 1944 e conclusasi il 1 maggio, con la completa astensione dal lavoro di oltre 3.000 operai appartenenti ai Cantieri Navali, alle industrie conserviere Arrigoni. Ampelea, Marabotti, Adriatica e di tutti gli operai appartenenti alle ditte appaltatrici di lavori OT [Organizzazione Todt, n.d.R.].

Nella seconda decade di maggio sono stati inoltrati alla Federazione Comunista di Rimini, documenti topografici riguardanti il dispositivo nazista della linea Gotica da Montecchio a Casinina e della zona costiera da Gabicce Monte alla foce del fiume Conca.

I suddetti documenti furono compilati dai seguenti partigiani locali: Ubalducci Giuseppe, Ubalducci Cino, Pritelli Marcello, Rondolini Dino, Gabellini Spartaco e Prioli Luisa.

Nella prima decade di giugno venne eseguita la seguente importante azione: elementi partigiani locali avvicinarono alcuni bersaglieri, ex partigiani arruolati forzatamente nell’esercito repubblicano ed appartenenti al Btg. Volontari “Mameli” di stanza a Cattolica, ed in seguito al desiderio da loro espresso di disertare e contemporaneamente di effettuare un colpo nel deposito armi della propria compagnia, decisero di organizzare l’azione.

Immediatamente elementi locali partigiani, presero accordi con la V Brigata Garibaldi “Pesaro” ed in seguito ad accurata preparazione l’azione venne eseguita.

In pieno giorno con il motocarro di proprietà del partigiano Galli Cristoforo, i bersaglieri Pilotti Giuseppe e Castagna Gino si presentarono al deposito armi della propria compagnia sito in Gabicce Mare e con abile manovra riuscirono a sottrarre l’armamento ed il munizionamento consistente in due mitragliatrici pesanti, tre fucili mitragliatori, n. 5 casse munizioni e due cassette accessori.

Il Pilotti ed il Castagna con il motocarro giunsero in località S. Maria in Pietrafitta, presso il colono Luchetti Raffaele, dove venivano occultate le armi. Dopo aver indossato abiti borghesi, i bersaglieri con il motocarro guidato dal Galli Cristoforo raggiunsero il distaccamento partigiano assegnato. Il giorno seguente partigiani della V Brigata Garibaldi “Pesaro”, prendevano in consegna le suddette armi.

Al successo di tale azione partecipavano: Prioli Mario, Galli Cristoforo, Ricci Giuseppe, Ubalducci Giuseppe, Franchini Bruno, Luchetti Raffaele, Gabellini Spartaco.

La sera del 23 agosto 1944 sbarcarono in località Vallugola di Gabicce 4 agenti alleati. Uno di questi con pseudonimo Rolando entra in contatto con il capo gruppo partigiano locale, Ricci Giuseppe, ed in seguito con altri partigiani. In conformità alle istruzioni ricevute dopo alcuni giorni riusciamo a fornire loro importanti informazioni di carattere militare, piante topografiche delle fortificazioni circostanti Cattolica e della linea Gotica da Pesaro a Casinina. Su domanda degli agenti alleati parte il partigiano Ubalducci Giuseppe, quale conoscitore delle zone fortificate suddette.

Le suddette piante topografiche concernenti la linea dei Goti e richieste dagli agenti alleati, furono compilate da: Ubalducci Giuseppe, Ubalducci Cino, Fontemaggi Agostino, Rondolini Dino e Gabellini Spartaco.

Collaborarono: Ricci Giuseppe, Piccioni Wilmo e Antonioli Giovanni.

Altre azioni di sabotaggio eseguite dal gruppo locale partigiano.

Asportazione del motore di una gru elevatrice e distruzione dei congegni, siti nei pressi della stazione ferroviaria ove vi erano i depositi OT.

Asportazione di n. 600 scatole in conserva dallo stabilimento Adriatica che produceva per i tedeschi e che furono in seguito inoltrate alle unita partigiane romagnole. Azioni di sabotaggio ai carri ferroviari in sosta alla stazione di Cattolica, con ripetute rotture di tubi dei freni ad aria compressa.

I suddetti carri ferroviari carichi di materiali erano destinati al fronte nazista. Continue azioni di sabotaggi alle linee telefoniche e telegrafiche alla periferia di Cattolica ed altre azioni di minore importanza.

Mentre i tedeschi cercavano scampo durante la ritirata e le truppe alleate erano prossime a Cattolica il nostro gruppo partigiano faceva prigionieri n. 5 tedeschi, alcuni dei quali armati, e più tardi li consegnavano al Comando delle truppe alleate.

Inoltre i partigiani piantonavano depositi di munizioni, di materiale abbandonato dai tedeschi e si adoperavano a mantenere l’ordine pubblico sino all’arrivo degli alleati a Cattolica.

F.to Giuseppe Ricci

Elenco del gruppo locale partigiano:

  • Ricci Giuseppe fu Lazzaro nato a Montelabbate 2/7/1890
  • Galluzzi Ezio di Salvatore nato a Cattolica 25/1/1915
  • Ubalducci Giuseppe fu Giovanni nato a Cattolica 2/1/1922
  • Prioli Mario di Giulio nato a Cattolica 27/12/1911
  • Ubalducci Cino fu Giovanni nato a Cattolica 24/8/1923
  • Prioli Luisa di Mario nata a Cattolica 21/7/1920
  • Gabellini Spartaco di Mariano nato a Cattolica 24/9/1920
  • Piccioni Wilmo di Salvatore nato a Riccione 24/6/1921
  • Ricci Lando di Giuseppe nato a Pesaro 7/12/1924
  • Pritelli Marcello di Giovanni nato a Cattolica 17/12/1917
  • Franchini Bruno fu Luigi nato a Cattolica 6/6/1916
  • Galli Cristoforo di Secondo
  • Antonioli Giovanni di Eleucadio nato a Cattolica 17/4/1918
  • Franchi Mario
  • Filippini Giuseppe di Attilio nato a Cattolica 4/1/1922
  • Matteucci Pierino
  • Pagnini Giuseppe
  • Vanzolini Luigi di Antonio
  • Magi Domenico di Giuseppe nato a Gabicce 19/6/1902

F.to Giuseppe Ricci


18 nov 2016 ANPI Cattolica-Valconca
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La sezione comunale di “Cattolica”
si forma nelle settimane successive la liberazione della città,
avvenuta ad opera  ad opera delle truppe anglo-canadesi il 3 settembre 1944,
rimanendo attiva fino agli anni ’70 per poi di fatto cessare l’attività.
Nei primi anni ’80 la sezione viene ricostituita
mutando la denominazione in “Cattolica-Valconca”,
ad opera di Mario Castelvetro, partigiano ed ex-sindaco,
che ne diventerà presidente fino alla sua scomparsa.
Successivamente viene eletta presidente Elisabetta Raschi,
a cui succede Maurizio Castelvetro.

COMITATO DIRETTIVO  (dal 2016)
Presidente: Maurizio Castelvetro
Vicepresidente: Gianfranco Denicolò
Consiglieri: Giuseppe Ricci, Laura Sabattini, Federico Vaccarini, Nives Vaselli

Sede: P.le F. D. Roosevelt 5 (aperta su appuntamento)
Telefono: 328.4272336

Email: anpi.cattolica@gmail.com

04 giu 2016 NO al nazifascismo a Cattolica
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Il Consiglio comunale di Cattolica, su iniziativa di alcuni rappresentanti delle forze democratiche cittadine, con la collaborazione ed il supporto di ANPI Cattolica-Valconca, ha approvato nella seduta del 20/4/2016 la seguente delibera:

 

II CONSIGLIO COMUNALE DI CATTOLICA

considerato:

che in tutta Italia si sono moltiplicate manifestazioni di apologia del passato regime e che in molte città vi sono state aggressioni di chiaro stampo neofascista e neonazista;

che in molte di queste manifestazioni ed aggressioni alle motivazioni politiche si sono unite motivazioni razziali, razziste e sessiste;

dato atto che la Costituzione garantisce all’art. 21 la libera espressione del pensiero ma precisato tuttavia che:

- in essa, con la XII Disposizione transitoria e finale, è prescritto il divieto della “riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”;

- la legge 20 giugno 1952, n. 645 (cosiddetta Legge Scelba) in materia di apologia del fascismo, sanziona “chiunque faccia per la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista, e chiunque pubblicamente esalti esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”;

- la legge 13 ottobre 1975, n. 654 ratifica la convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, aperta alla firma a New York il 7 marzo 1966;

- la legge 25 giugno 1993, n. 205 (cosiddetta Legge Mancino) sanziona “chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche” e gli atti e le manifestazioni aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali;

ritenuto

- preoccupante l’emergere, sotto forma organizzata politicamente, anche sui nuovi mezzi di comunicazione, di comportamenti intolleranti, legati a caratteri neonazifascista;

- che anche le istituzioni pubbliche, quali gli Enti Locali, debbano impegnarsi nel contrasto politico e culturale all’ideologia nazifascista ed alle iniziative che ad essa si ispirano;

dato atto

- che il Comune di Cattolica, nel suo nuovo Statuto, approvato all’unanimità dai Consiglieri Comunali, prevede all’art. 6, co. 6 che il Comune stesso: “Agisce per l’affermarsi di una mentalità antitotalitaria, anche attraverso la valorizzazione della memoria storica legata alla Resistenza partigiana e a forme di solidarietà verso popoli oppressi”;

- che il medesimo Statuto, all’art. 6 co. 7, prevede che: “Il Sindaco, sentita la Giunta, può decidere i casi in cui sia opportuna la costituzione del Comune come parte civile per reati con forte eco sociale, quali quelli ai danni delle fasce più deboli della popolazioni, i reati a sfondo discriminatorio, quelli legati alla criminalità organizzata e all’usura”;

IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA

1) ad agire, per quanto di propria competenza e nel rispetto delle leggi vigenti, affinché nel territorio del Comune di Cattolica non abbiano a svolgersi manifestazioni di stampo neonazifascista, né in luoghi pubblici, né in locali privati ma aperti al pubblico;

2) a costituire, conseguentemente al punto (1), l’Ente quale parte civile, secondo quanto previsto nel vigente Statuto Comunale, in caso di episodi di gravi aggressioni riconducibili a motivazioni politiche, razziste, sessiste, in solidarietà alle vittime, di cui alle leggi citate.


E’ possibile accedere al file audio della seduta, formato mp3

 

 

05 gen 2016 La lapide ai Caduti nel municipio di Cattolica
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«La lapide che oggi inauguriamo è un lungo elenco di nomi, ad ognuno dei quali corrisponde una drammatica fase della esistenza della nostra Nazione, ed una drammatica e fatale esperienza di vita.

Nella lapide sono stati inscritti tutti i nomi dei cittadini residenti a Cattolica all’atto della loro morte mentre prestavano servizio in guerra al servizio dello Stato italiano, nella sua linea di continuità che dalla monarchia l’ha portato, attraverso le tragedie delle guerre, alla attuale Repubblica.

La memoria dei Caduti non è assente a Cattolica, che ha nella sua pur breve storia civica una lunga e movimentata storia dei monumenti ad essi dedicati, più di uno, costruiti, ampliati, demoliti, ricostruiti, trasferiti, moltiplicati, modificati.

In particolare, tuttavia, ci preme qui ricordare che vi fu un elenco dei Caduti posto nel basamento del primo monumento edificato nella attuale Piazza Filippini, a somiglianza di quello tutt’ora esistente a San Giovanni in Marignano, inaugurato negli anni ’20. Prima ancora l’attuale viale 24 maggio era stata denominata Viale delle Rimembranze, dedicando ogni singolo albero della via ad un Caduto della Grande guerra, identificato con una targa affisso all’albero stesso. Quell’elenco è stato alla base del lavoro di redazione e verifica dell’elenco dei Caduti tra il 1915 e il 1920, effettuato questa estate da Roberto Ridolfi, utilizzando tutte le fonti ufficiali e non (in particolare l’Albo d’Oro dei Caduti della Grande Guerra, consultabile anche su Internet) e scremandone i nominativi, in parte già presenti nel monumento di San Giovanni.

Come ANPI abbiamo effettuato una verifica dei dati disponibili, sempre in stretta collaborazione con gli operatori dell’anagrafe di Cattolica, anche per i Caduti ed i dispersi della seconda guerra mondiale – di cui non esistono elenchi ufficiali.

Siamo partiti da una ricerca effettuata da Mario Castelvetro, già presidente dell’ANPI Cattolica-Valconca, che è stata ulteriormente approfondita e verificata. Ne è risultato un elenco che possiamo considerare definitivo, anche se integrazioni sono sempre possibili.

È doveroso ricordare che tanti sono i Caduti militari, ma altrettanti – se non di più – sono le vittime civili, in special modo pescatori, che hanno perso la vita durante ed anche dopo i conflitti, la cui memoria è inscritta in una lapide presso il cimitero comunale o accomunata in altri luoghi della città, ma nella sua totalità ancora oggi sconosciuta.

Qui onoriamo i militari che hanno combattuto riconoscendosi nella idea di un Stato comune, non ideologico ma di tutti: alcuni convinti di adempiere ad un dovere civico, altri per dovuta obbedienza ad ordini superiori, altri per rispetto del giuramento prestato, altri per fede, altri per sfortuna. Tutti accomunati nel nome di una entità comune e superiore all’individuo che chiamiamo Italia.

Cattolica si costituì come Comune autonomo alla fine del 1896 e già, pochi anni dopo, nell’autunno del 1900, vide il suo primo Caduto, Ovidio Painelli, marinaio trombettista, durante la guerra che vide opporsi per la prima volta oriente ed occidente in territorio cinese, durante quella che è conosciuta come “rivolta dei boxer”, che per il suo comportamento fu insignito della medaglia d’argento al valor militare alla memoria.

La grande guerra, la terribile Grande guerra, provocò anche a Cattolica, un comune di appena 4000 abitanti circa, una vera strage: 44 cittadini cadono in combattimento oppure numerosi periscono a seguito di malattie contratte al fronte, anche a guerra ultimata come nel caso di Secondo Righetti, Angelo Gessaroli, Eleocadio Antonioli, Francesco Magi e Giuseppe Cibelli o come Oliviero Longhini, morto 2 anni dopo la fine della guerra. Tra i tanti Caduti dell’esercito e della marina vi è anche un aviatore, Giacomo Della Biancia, precipitato con il suo aereo nel 1917. Un unico disperso, Antonio Franca, nella zona di Redipuglia nel Carso.

Dalle ricerche sui Caduti della 1ª guerra mondiale – effettuate da Ridolfi – non sono emersi casi di suicidio, che pure ci sono stati in altri casi, né tra le due guerre non è risulta ad ora alcun Caduto cattolichino nelle guerre coloniali.

Numerosi sono i nostri Caduti nella 2ª guerra mondiale, morti in tanti differenti fronti: in Russia, come Marino Cecchini, Guido Bertozzi e Augusto Simoncelli; nei mari Adriatico e Mediterraneo, come Renato Bianchi e il sommergibilisti Eugenio Ercoles e Alessandro Vanni; nei Balcani, come Dante Bertozzi e Giacomo Ceccarini.

Tanti sono stati i dispersi, e tra di loro numerosi gli scomparsi a seguito dell’affondamento per l’urto di mine, o in combattimento, delle navi civili e militari su cui erano di servizio: come Walter Galli, Odoardo Marcucci, Delio Belemmi e come Odoardo Montanari – cui è intitolata la sezione di Cattolica della Associazione Nazionale Marinai Italiani di Cattolica. Tra gli altri dispersi ricordiamo anche Giuseppe Cibelli, nato durante la 1ª guerra mondiale e parente del suo omonimo morto proprio in quella guerra.

Nell’elenco dei Caduti da onorare non ci possono essere, ovviamente, i Caduti della Repubblica Sociale Italiana, lo stato fantoccio alleato dei nazisti che si contrappose allo Stato italiano nel nome di una Patria totalitaria identificata con il Duce e con il fascismo: pur se accomunati dalla morte, essi non possono essere ufficialmente onorati qui accanto ai partigiani che ne furono le dirette vittime, accanto ai militi Rasi e Spinelli che essi fucilarono accusandoli di collaborazione con i partigiani, accanto a Egidio Renzi – residente a Cattolica prima che i fascisti lo costringessero alla fuga verso Roma – ucciso alle Fosse Ardeatine con un colpo alla nuca e le mani legate.
Questi ultimi, non residenti a Cattolica all’atto della morte, sono stati qui inseriti in quanto nominati cittadini onorari nel 1944 e nel 2004.
Assieme ad essi il partigiano Libero Bianchini, marinaio e partigiano, morto in circostanze fortuite mentre era impegnato in una missione per conto degli alleati angloamericani ed Agostino Cecchetti, catturato ed ucciso nel corso di un rastrellamento.
Civili, ma riconosciuti militari in quanto appartenenti al Corpo Volontari della Libertà.

Chiudo questa breve memoria, ricordando come questo atto che compiamo oggi non debba intendersi come la celebrazione di virtù guerresche, ma come pegno di un doveroso tributo – nell’anno centenario dell’inizio della prima guerra mondiale e nel 70° anniversario della Liberazione – verso tutti coloro che compirono il loro dovere riconoscendosi nello Stato italiano, indicandoci con il loro carico di morte e di dolore la via della pace come obbiettivo finale.

Ringrazio per questo l’Amministrazione comunale che finalmente ha detto, con la posa di questa lapide, la parola fine ad una sin troppo lunga assenza nella nostra storia cittadina.»

Questo è il testo del discorso tenuto da Maurizio Castelvetro, presidente dell’ANPI Cattolica-Valconca, il 30 aprile 2015 all’atto della inaugurazione della lapide recante i nomi di tutti i militari Caduti di guerra cattolichini, in quanto delegato dall’Amministrazione e dalle Associazioni combattentistiche a curare la selezione e la verifica dei nominativi presenti.

01 nov 2014 Gli unici clandestini a Cattolica sono i neofascisti
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 COMUNICATO STAMPA

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“Conservare, tutelare e diffondere la conoscenza delle vicende e dei valori che la Resistenza – con la lotta armata prima e con l’impegno civile e democratico poi – ha consegnato alle nuove generazioni, come elemento fondante della Repubblica, della sua Costituzione e dell’Unione Europea e come patrimonio essenziale della memoria del Paese.”

È con questo impegno che ci viene dal passato che noi dell’ANPI sentiamo oggi di dover levare la nostra voce condannando la squallida messinscena perpetrata dalle forze neofasciste in merito alla presenza di migranti ospitati a Cattolica da una struttura di assistenza.

Invitiamo la cittadinanza a riflettere sui temi della libertà senza il filtro distorto delle paure e delle difficoltà generate dalla presente congiuntura storica, viceversa operando coraggiosamente i cambiamenti necessari affinchè i diritti e la dignità di tutti gli uomini siano rispettati e promossi: con ciò contrapponendosi all’egoismo, al razzismo, al nazionalismo, alla strumentalizzazione politica – ed anche ai toni violenti (talvolta allucinanti) che dilagano in taluni social forum su Internet.

Anche nel 1938 le leggi razziste fasciste erano ammantate di (pseudo) logiche economiche, sociali e addirittura scientifiche: logiche che noi dell’ANPI ritroviamo ancora presenti negli attuati tentativi di visibilità mediatica inscenati dagli indesiderati neofascisti di Forza Nuova di fronte all’Hotel Royal, minacciando gli immigrativi lì ospitati anche temporaneamente dopo un doloroso viaggio alla ricerca di una vita migliore: proprio come fecero i nostri nonni nel secolo scorso e come tutt’oggi fanno tanti giovani italiani cercando lavoro all’estero.

Il presunto danno economico per i cittadini in vario modo generato dai migranti è solo un primitivo paravento in cui si annida il nazionalismo più becero: nel caso specifico, a Cattolica non esiste nessuno spreco, nessuna speculazione, nessun privilegio ma solo esercizio regolato dei diritti di umanità che non hanno confini né frontiere.

Noi dell’ANPI siamo in prima fila contro ogni neofascismo: a Cattolica esiste una solida tradizione democratica, un generoso spirito di accoglienza e sapremo riconoscere ed isolare ogni rigurgito neofascista, nel rispetto delle leggi repubblicane.

A sostegno chiamiamo tutti i democratici e gli antifascisti a partecipare al PRESIDIO ANTIFASCISTA che si terrà a Cattolica DOMENICA 2 NOVEMBRE in Via G. Bovio angolo via G. Matteotti dalle ore 16 alle ore 19.

A.N.P.I. Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – Sezione di Cattolica-Valconca
24 giu 2014 La vera storia di Rasi e Spinelli
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La Resistenza a Cattolica si esemplifica, nella memoria collettiva, in un episodio: la tragedia di due ragazzi fucilati dai militi fascisti, Domenico Rasi e Vanzio Spinelli.

Questa storia ha inizio all’inizio dell’estate del 1944, quando il Battaglione “Goffredo Mameli” appartenente al Reggimento Volontari Bersaglieri “Luciano Manara” della R.S.I. (Repubblica Sociale Italiana), su disposizione dello stato maggiore dell’esercito fascista viene assegnato alle dipendenze del Korps Witthoft, da cui dipendeva il sistema difensivo antisbarco denominato “Galla Placidia” che si sviluppava lungo il litorale romagnolo. Il 24 maggio i bersaglieri del  “Mameli”, suddiviso in quattro Compagnie al comando del maggiore Leonardo Vannata, vengono dislocati sulla costa romagnola: la 1ª a Cattolica, la 2ª a Riccione, la 3ª a Gradara e la 4ª a Gabicce.

Nel giugno 1944 la situazione per le forze repubblichine appariva critica: vi erano già stati alcuni bandi che tra il 1943 ed il 1944 avevano cercato di costringere alla leva fascista i giovani appartenenti alle classi dal 1922 al 1925, con risultati deludenti. Dopo proroghe e rimandi il termine per la presentazione era stato stabilito per la fine del maggio 1944, scaduto il quale era prevista la fucilazione per i renitenti: i cesenati Domenico “Chino” Rasi, classe 1924, e Vanzio Spinelli, classe 1923, erano tra quei giovani che avevano risposto al bando. Spinelli, in verità, aveva tentato di sfuggire alla prima chiamata della leva fascista, ma poi era stato rintracciato e minacciato di morte qualora non si fosse arruolato. «Mo ‘sa fet Vanzio cun la camisa nira?» gli aveva chiesto un amico che l’aveva incontrato a Forlì i primi di giugno: «Eh! Par forza! Se no i m’ fucileva!», aveva risposto.

A poche settimane dal loro arrivo sulla costa, la cellula partigiana di Cattolica era riuscita ad entrare in contatto con due militi repubblichini, il sergente veronese Giovanni Castagna e il bersagliere torinese Giuseppe Pilotti –appartenenti alla 4ª Compagnia, la stessa di Rasi e Spinelli – organizzando la loro fuga assieme al trafugamento di un carico di armi pesanti. L’operazione era coordinata da Giuseppe Ricci, comandante dei GAP (Gruppi Azione Patriottica) cattolichini, con la collaborazione di Giuseppe “Pino”Ubalducci, Vilmo Piccioni ed altri.

Domenica 11 giugno Castagna e Pilotti si erano presentati presso uno dei presìdi dislocati nel territorio di Gabicce con un finto ordine di servizio che richiedeva il trasferimento di alcune armi pesanti: ubbidendo all’ordine, esse erano state consegnate caricandole su un motocarro a tre ruote procurato da Cristoforo  “Palìn” Galli.

Il motocarro, con la sponda ribaltata per occultare la targa, guidato da uno dei due militi con l’altro seduto sul pianale, invece di dirigersi verso la destinazione prescritta si era inoltrato a tutta velocità verso la campagna, secondo un percorso già ben pianificato, lungo il quale erano distribuiti alcuni partigiani con la funzione di indicare la strada. Appena oltrepassato il confine con San Giovanni In Marignano le armi erano state depositate nella proprietà del contadino Savino Lucchetti, sotterrandole vicino al greto del Tavollo, mentre i due fuggiaschi erano stati accompagnati in bicicletta da Galli a Schieti presso le forze partigiane.

La scomparsa dei due disertori e delle armi aveva reso il comando fascista furibondo e fatto scattare immediatamente l’allarme. Subito le indagini si erano concentrate verso tutti i proprietari di motocarri e verso i sospetti antifascisti, alla ricerca dei fuggitivi e dei loro fiancheggiatori, facendo scattare un esteso rastrellamento nella campagna circostante.

Il diciottenne Ivo “Bibi” Balduini, che utilizzava un simile motocarro nel suo lavoro per la Safras, impaurito dall’arrivo di un camion pieno di fascisti nella sua casa a Gradara scappò via, rimanendo latitante per 12 giorni. Decise di costituirsi solo dopo che venne minacciata dai fascisti la fucilazione del padre Mariano, presentandosi tuttavia ai carabinieri con un alibi credibile che gli consentì, dopo alcuni accertamenti, di essere rilasciato.

Svaniti i fuggitivi, il 14 giugno i bersaglieri attuarono un ampio rastrellamento nelle campagne circostanti: nella Valle del Picchio, situata tra Gradara e Pirano di Tavullia, essendo informati dell’esistenza di alcune famiglie antifasciste e della presenza di sospetti “partigiani” (che poi si scopriranno essere due ex prigionieri di guerra jugoslavi, “Antonio” Orsolic e “Marco” Penovic, ospitati come lavoranti dagli Uguccioni e dai Barilari). Fu così catturato il contadino Serafino Uguccioni, non prima di averlo pesantemente malmenato, provocandogli gravi fratture, ed ucciso accidentalmente con una fucilata il contadino settantenne Angelo Foschi, seminascosto in un campo di grano, mentre numerosi renitenti, antifascisti o semplici contadini si nascosero e scapparono. Alla fine del rastrellamento oltre trenta persone erano state catturate ed incarcerate presso il comando tedesco di Cattolica, interrogate e picchiate per circa una settimana ma poi rilasciate, scongiurandosi così il rischio di una ritorsione per aver collaborato con i partigiani. Parallelamente al rastrellamento il comandante Vannata aveva immediatamente messo sotto accusa numerosi militi della 4ª Compagnia, coinvolta nella fuga di Campagna e Pilotti: nella notte dell’11 giugno ben nove bersaglieri erano stati incarcerati senza spiegazioni, sottoposti a brutali interrogatori, terrorizzati con finte fucilazioni: i cittadini di Cattolica ancora oggi narrano delle urla di dolore che uscivano dalla finestra del carcere, posto nell’edificio dei Verni adiacente alla rocca malatestiana.

Tra tutti, Domenico Rasi e Vanzio Spinelli, grandi amici, appartenenti alla 4ª Compagnia, erano i principali indiziati, essendo stati segnalati per avere espresso apertamente, in caserma e in luoghi pubblici, idee critiche sul fascismo, su Mussolini, sull’andamento della guerra. Noi oggi sappiamo che a Cattolica i due militi avevano raccontato di aver partecipato ad un tiro al bersaglio… con una foto di Mussolini! Essi tuttavia, paradossalmente, continuarono a proclamarsi innocenti. Durante la detenzione un loro commilitone, Livio Degli Angeli, attuò una fuga dalla finestra, invitando i due amici a fare altrettanto, ricevendone un rifiuto; lo stesso Pilotti ebbe a dire successivamente che i due se gli avessero dato ascolto si sarebbero salvati.
Assieme ai due cesenati, furono posti in stato di accusa di fronte ad un tribunale di guerra delle S.S. tedesche i bersaglieri Ippolito Fontana, per aver sparato con un moschetto sull’effigie del Duce, e Cortesi, per aver cantato “Bandiera rossa”: tutti assieme accusati di disfattismo  nelle forze armate, intelligenza con i partigiani e propaganda sovversiva. Nei confronti di Rasi e Spinelli, in particolare, decisiva sarà la testimonianza dei due bersaglieri Di Poli e Antonio Baglioni, forse interessati anche ad ottenere benemerenze agli occhi dei superiori (Baglioni diventerà caporale), i quali portarono testimonianze personali della fede antifascista degli accusati, aggravandone la posizione. Il processo, dopo due sedute, giunse all’epilogo con la condanna a morte di Rasi e Spinelli e i lavori forzati in Germania di Fontana (due anni e sei mesi) a Cortesi (un anno).

Disperati, i famigliari avviarono, attraverso l’intercessione di alcuni influenti personaggi di Cattolica, anche una richiesta di grazia al capo del Governo della R.S.I., Benito Mussolini. Invano. La notte tra il 23 e il 24 giugno i due ragazzi – assistiti da Don Oreste Magnani – scrissero le loro ultime toccanti lettere dirette ai famigliari ed agli amici: dalle loro parole emergono sentimenti onesti, di chi si sente ingiustamente incolpato per aver semplicemente agito «da buon italiano», con fedeltà non alla propria divisa ma a ciò che essa avrebbe dovuto difendere ma invece distruggeva: il bene dell’Italia.

La mattina del 24 un triste corteo si avviò verso il luogo dell’esecuzione: davanti un mezzo entro il quale stavano i due condannati a morte, dietro i bersaglieri che intonavano i loro lugubri canti. Giunti nel cimitero, i due ragazzi furono allineati contro il grezzo muro interno della recinzione, in affaccio su un vasto spiazzo ancora vuoto di tombe nel quale fu schierato il plotone di esecuzione, tra cui erano alcuni cattolichini. Qui le testimonianze scritte non concordano: Cortesi afferma che il comandante del plotone, il sottotenente Giuseppe D’Antona, si rifiutò inizialmente di sparare, venendo costretto pistola alla tempia da Vannata; nelle memorie di un altro commilitone, Antonio Liazza, si afferma invece che a comandare il plotone fu il capitano Salvatore Scalia, che due mesi dopo diserterà tornando a operare per il SIM (Servizio Informazioni Militari) regio. Mentre i famigliari dei due ragazzi gridavano il loro dolore dal cancello chiuso, alle 7:30 partì la scarica dei fucili, udita da tanti. La notizia dell’esecuzione girò in un lampo, gettando l’intera città nella costernazione: molte testimonianze narrano di una commozione giunta sino al pianto per la sorte toccata a «due ragazzi».

Di li a poche settimane i bersaglieri del Mameli furono destinati altrove. Due mesi dopo Cattolica venne liberata e poco prima della fine della guerra, il 25 marzo 1945, le spoglie dei due ragazzi vennero esumate e, dopo una cerimonia commemorativa, traslate a Cesena. L’Amministrazione comunale, nel frattempo (sindaco Gino Morbiducci) aveva deciso intitolare il lungomare cittadino – già dedicato al fascista Ivo Oliveti – ai due ragazzi, nominandoli cittadini onorari; anche una nuova cooperativa di consumo prese il loro nome.

Dichiarati partigiani, la figura di Spinelli venne rivendicata dal Partito repubblicano ed inserito come partigiano appartenente (seppur virtualmente) alla Brigata Mazzini, operante in Romagna. Per ambedue il ciclo operativo come partigiani risulta essere riconosciuto tra il 20 e il 24 giugno: il loro essere partigiani viene così ad essere ricompreso nell’ambito temporale compreso tra il processo e la condanna, ad indicare il loro essere martiri del sopruso nazifascista.

Vannata, latitante, fu individuato nel 1946, incarcerato e sottoposto a processo per l’uccisione di Rasi e Spinelli presso la Corte di Assise Straordinaria di Forlì (di cui purtroppo non sono stati rintracciati gli atti) e condannato a 10 anni di reclusione – verosimilmente mai scontati in virtù delle tante amnistie susseguitesi.

La storia dei due giovani militi repubblichini diventati martiri partigiani offre spunti originali di riflessione: quello che appare è una sorta di antifascismo vissuto con leggerezza, come di chi giocando con la vita non si era reso conto cosa significasse essere dentro una meccanismo totalitario,  brutale,  spietato, in cui si era «colpevoli solo per aver pensato diversamente», in cui non erano ammesse discussioni nè opinioni, ma si poteva solo credere, obbedire e combattere. La condanna a morte è l’epilogo non di un atto reale ma di una drammatica presa di coscienza in cui i carnefici vengono perdonati in quanto – loro si – «giovani incoscienti»: i due ragazzi erano il sacrificio umano offerto al fanatismo nazifascista, la loro esecuzione il «valido monito» che doveva comunque essere dato, al di là della giustizia e della ragione.

«(…) la terra sabbiosa del lungo mare peserà come un onere insopportabile sul mio corpo,
ma tanto vale!!!»
(Domenico Rasi, notte tra il 23 e il 24 giugno 1944)

@MANIFESTO-ANPI-RASI-SPINELLI+

 Questo articolo è stato pubblicato sul mensile La Piazza del giugno 2014 a firma Maurizio Castelvetro. La storia è una ricostruzione basata su fonti bibliografiche, su documenti originali ed in parte su testimonianze orali. Si ringrazia Mario Castelvetro per la inedita documentazione reperita, Umberto Palmetti per alcune preziose ricerche svolte sul campo, Edo Conti ed altri cittadini di Cattolica per la testimonianza fornita.

02 set 2013 La Resistenza nella Valconca
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Trascrizione con alcune integrazioni dell’intervento tenuto da Maurizio Castelvetro, presidente di ANPI Sezione Cattolica-Valconca, il 17/8/2013 a Montegridolfo durante l’iniziativa “La Montegridolfo liberata” a cura del Museo della Linea dei Goti. La relazione si pone sia come compendio aggiornato e comparato della storiografia esistente sia come proposta per nuovi approfondimenti di indagine, in parte svolti direttamente attraverso le testimonianze dei  protagonisti, con l’intento di mettere in evidenza il contributo dato alla lotta di Liberazione dai territori a ridosso della Linea Gotica nel sud della Romagna.

Il 25 aprile 1943 con la caduta del governo fascista e l’arresto di Benito Mussolini si apre in Italia un nuovo capitolo politico: i prigionieri politici finalmente rilasciati riprendono immediatamente i contatti con i vecchi ed i nuovi compagni.
A Roma il 30 agosto 1943 si forma il Fronte nazionale dei partiti antifascisti – che diventerà poi CLN.
Anche a livello locale le forze politiche, anche di nuovissima formazione, si incontrano unendo le varie anime.

Giuseppe Ricci

Giuseppe Ricci

Con l’8 settembre 1943, nasce la Resistenza. Nella Valconca si riuniscono attorno ad alcuni ufficiali cercano di organizzare le prime formazioni armate, ma senza successo, mentre prende avvio la propaganda politica tramite volantini e manifesti, a Cattolica e Morciano.

Nei primi mesi di lotta la struttura del Partito Comunista, data la lunga esperienza clandestina, è l’unica in grado di operare con efficacia, anche per la posizione cosiddetta ‘attendista’ delle altre forze politiche.

Sin dall’inizio, e per tutta la durata del conflitto, nella Valconca si delineano alcune figure locali di riferimento: tra di esse il repubblicano Celestino Giuliani, di Gemmano, membro del CLN, e il comunista Giuseppe Ricci, responsabile per la zona di Cattolica e dintorni: la fabbrica del ghiaccio di cui è titolare costituisce un punto di passaggio obbligato e insospettabile per tutti i marinai di Cattolica e sarà la base organizzativa di numerose iniziative dei partigiani.
È opportuno sottolineare che proprio a Cattolica – durante l’occupazione nazifascista – è attiva una numerosa cellula del PCI: essa ha 100 iscritti su un totale di 450 dell’intero circondario riminese. Allo stesso tempo, a Cattolica risulteranno attivi 24 membri dei GAP (Gruppi di Azione Patriottica) sul totale dei 36 attivi nell’ intera area circondariale: la loro attività, a differenza dell’area riminese, si esplicherà tuttavia maggiormente in operazioni di stampa e propaganda, supporto economico e logistico all’8ª Brigata ed agli alleati, sabotaggio e raccolta informazioni. È questa infatti una caratteristica della Resistenza dell’intera Valconca, in quanto area densa di sfollati – e quindi a forte rischio di rappresaglie – fortemente presidiata e trafficata da militari, essendo retrovia di un importante snodo tra la Linea Gotica sull’Appennino e la Linea Galla Placidia sull’Adriatico.

J. T. Ferguson e P. Spooner

J. T. Ferguson e P. Spooner

La prima iniziativa operativa della Resistenza nella Valconca, che aprirà la strada ad importanti successivi sviluppi, è la fuga tramite un peschereccio di un ufficiale inglese evaso da un campo di prigionia italiano, il capitano James Tuil Ferguson (compagno di evasione era il tenente colonnello Pat Spooner, che però non si imbarcò in quella occasione – secondo quanto riportano le sue memorie – rimanendo nascosto a Pozzo Alto, vicino Montecchio); assieme all’ufficiale sono in fuga anche il comunista medicinese Renato Modelli (che diventerà in seguito un ufficiale di collegamento con le missioni alleate) e gli ebrei Tullio Perlmutter e l’ingegnere Ruggero Cagnazzo di Pesaro.
La fuga ha luogo il 10 ottobre 1943, ed è organizzata dalla cellula comunista di Cattolica tramite Ezio Galluzzi: la barca è la “Freccia Azzurra”, il cui equipaggio è composto dal capitano Guerrino Bianchini, dal figlio Libero e da due marinai di Riccione, loro parenti. 
Ferguson e Cagnazzo, giunti sani e salvi a Termoli, vengono contattati dalla centrale italiana dell’intelligence britannica con sede a Bari e incaricati di tornare da dove erano venuti, dietro le linee nemiche, per coordinare il rientro dalle zone occupate dai nazifascisti di alcuni altissimi ufficiali britannici. I due – ora inquadrati come agenti della ‘A Force’ del MI9, uno speciale dipartimento del War Office britannico con il compito di collaborazione con i partigiani operanti nei territori occupati dai nazifascisti e di recupero dei militari delle forze alleate in territorio nemico, tornano clandestinamente a Gabicce, sempre grazie alla “Freccia Azzurra”, nella notte del 16 ottobre, con l’obbiettivo di contribuire all’operazione di salvataggio di un gruppo di generali inglesi nascosti sull’Appennino.

Ufficiali inglesi e partigiani alla Seghettina

Ufficiali inglesi e partigiani alla Seghettina

Infatti, nell’Appennino tosco-romagnolo, le autorità italiane nella mattina del 10 settembre (due giorni dopo la proclamazione dell’armistizio) avevano liberati ed aiutati nella fuga dal campo di prigionia di Vincigliata vicino a Firenze un folto gruppo di ufficiali britannici, tra cui alcuni di altissimo rango: il tenente generale Philip Neame, già comandante delle forze britanniche schierate in Cirenaica; il maresciallo dell’Aria  Owen T. Boyd, comandante in capo della RAF (Royal Air Force) in Medio Oriente;  il generale Richard N. O’Connor, già comandante della Western Desert Force in Africa e stratega della distruzione della 10ª Armata italiana.
Inizialmente nascosti presso il francescano Eremo di Camaldoli, e di lì destinati dal priore, padre Leone, in sperdute località appenniniche pressochè inaccessibili: Seghettina, Strabatenza, Campo Minacci.

Ezio Galluzzi

Ezio Galluzzi

Lì essi avevano avuto modo di contattare direttamente alcuni eminenti rappresentanti  dell’antifascismo romagnolo, rappresentanti del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale): Torquato Nanni, Tonino Spazzoli, Giusto Tolloy, Pietro Spada ed altri. Con Cagnazzo e Bruno Vailati fu attivata la fitta rete clandestina della Resistenza romagnola e marchigiana, improvvisando una lunga trafila degna di un romanzo di avventure, paragonabile a quella che un secolo prima mise in salvo Garibaldi in Romagna durante la sua fuga da Roma.
Qui ricordiamo le lunghe soste nella casa di Giusto Tolloy a Cattolica, nella cappella privata Spina a San Giovanni in Marignano, e nelle case coloniche delle colline marchigiane circostanti.
Innumerevoli tentativi di imbarco clandestino fallirono.
Nei primi giorni di novembre i fuggitivi tramite Ferguson e Spooner predisponevano un contatto al largo di Gabicce in attesa della “Freccia Azzurra” proveniente dal sud, già autrice di un precedente salvataggio, ma a causa della scarsa visibilità il contatto falliva per due notti consecutive.
Un’altro appuntamento concordato verso la metà di novembre a Cattolica, organizzato da Giuseppe Ricci, falliva a causa dell’improvviso rifiuto di Galluzzi, dissuaso dai propri famigliari a non correre ulteriori rischi.

Il motopeschereccio "Dux"

Il motopeschereccio “Dux”

Dopo ulteriori tentativi andati a vuoto (siamo già al settimo), alla fine di dicembre l’organizzazione stabilisce nuovamente un contatto con Ezio Galluzzi, che nel frattempo ci ha ripensato, proponendo di utilizzare per la fuga la ‘ammiraglia’ della flotta peschereccia cattolichina, un motopeschereccio da 16 metri denominato DUX. Nella mattina del 19 dicembre 1943 la partenza ha finalmente luogo dal porto di Cattolica: a bordo salgono Neame, Boyd e O’Connor, assieme agli ufficiali Ferguson e Spooner, l’agente Ruggero Cagnazzo con la moglie, il camaldolese padre Leone, il sottufficiale sudafricano MacMullen – nascosto da mesi a Santa Marina -, Ezio Galluzzi e l’equipaggio, costituto dal capitano Francesco Ercoles, dal motorista Mario Ercoles e dal marinaio Sebastiano Vanni, tutti di Cattolica.
Il motopeschereccio giungerà sano e salvo a Termoli con il suo prezioso carico.
Ezio Galluzzi rimarrà nel Sud, addestrato da ufficiali alleati alle tecniche della guerriglia e paracadutato nel giugno 1944 assieme a Bruno Vailati presso la zona operativa della romagnola 8ª Brigata Garibaldi.
Nel tempo ognuno dei singoli protagonisti di questa trafila rivendicherà un ruolo essenziale nella riuscita della operazione: ed in un certo senso fu proprio così, in quanto ogni singolo contrattempo o disattenzione poteva riuscire fatale: fu la rete antifascista, nel suo insieme, nella sua traballante seppur efficace organizzazione – formata da uomini di grande idealità e audacia – che permise la riuscita di questa impresa, un importante banco di prova dei rapporti tra Resistenza e forze alleate.

Il percorso della fuga dei tre generali inglesi

Il percorso della fuga dei tre generali inglesi

La caccia all’uomo scatenata dai nazifascisti a seguito della scoperta della fuga dei generali inglesi produce il 2 febbraio del 1944 l’arresto di Celestino Giuliani, Pietro Arpesella e Icilio Celli – tutti militanti del Partito repubblicano. Come Celli, alcuni mesi dopo anche Arpesella prima e e  Giuliani poi vengono rilasciati, ed aiutati da alcuni Carabinieri a nascondersi.

Un ulteriore arresto decapita i referenti politici e militari della zona Valconca.
Il 27 aprile 1944 un capitano italiano delle SS e due militi della GNR (Guardia Nazionale Repubblicana) in borghese avvicinano a Riccione il prof. Bruno Molari, chiedendo di unirsi ai ‘ribelli’: egli aderisce, indicando loro di recarsi a Morciano e presentarsi all’ex colonnello di aviazione Innocenzo Monti, membro del CLN riminese, fornendo loro la parola d’ordine. Mentre i 3 agenti in borghese si recavano da Monti, la GNR provvedeva alla cattura di Molari ed altri antifascisti. A Morciano i 3 agenti fascisti arrestavano ugualmente Monti, nonostante un suo disperato tentativo di fuga.

DECIO MERCANTI

Decio Mercanti

Lo stesso Decio Mercanti, responsabile del PCI per la Valconca, è arrestato assieme ad altri compagni nei primi giorni di giugno nel corso di una riunione organizzativa da lui presieduta in qualità di commissario politico della Resistenza in pianura. Durante il trasferimento nella sede della Gestapo a Forlì un improvviso bombardamento aereo alleato e il conseguente panico gli permette di eludere la sorveglianza e scappare e tornare dopo alcuni giorni a Farneto, sede del comando partigiano della sinistra della Valle del Conca.

In quei mesi alcuni giovani, rifiutandosi di aderire al bando di arruolamento fascista, trovano scampo nella possibilità di lavorare presso la TODT o la Organizzazione Paladino; altri raggiungono le formazioni partigiane sulle montagne marchigiane e romagnole: tra di essi il cattolichino Augusto Cicchetti e Armando Cavalli, romano di nascita ma morcianese di adozione, che periranno durante i combattimenti.

Alla fine di giugno in una casa di contadini a Marazzano, frazione di Gemmano, ha luogo una importante riunione cui partecipano Umberto Macchia (Pini), ispettore del CUMER (Comitato Unitario Militare Emilia Romagna), Wladimiro Rossi, ufficiale di collegamento della Giunta militare del CLN provinciale di Forlì, Gianni Quondamatteo, responsabile [per il CLN] della zona sinistra del Conca e lo stesso Decio Mercanti: nel corso di essa si conferma l’impossibilità di creare un forte gruppo armato in quanto i luoghi non erano tatticamente adatti, perchè troppo vicini alle forze tedesche e repubblichine di Cattolica, Riccione e Morciano. Ciò era stato già indicato da Alberto Bardi (noto come Falco), ex vicecomandante dell’8ª Brigata Garibaldi Romagnola, a seguito di un sopralluogo tra Pian di Castello (a Mercatino Conca) e Montegrimano.
Si conferma dunque come la Resistenza nella Valconca avvenga soprattutto nelle forma di azioni di supporto – economico, materiale e di fornitura di armi – alla Brigata Romagnola, unitamente all’attività di stampa e propaganda antifascista

Con la riorganizzazione della Resistenza, il territorio riminese – e con esso la Valconca – viene organizzato nella “29ª Brigata GAP” intitolata a Gastone Sozzi.

La chiesa di Farneto, comando del CLN della Valconca

La chiesa di Farneto, comando del CLN della Valconca

Poco dopo, nei primi di luglio 1944, si costituisce il Comitato di Liberazione Valconca nella canonica di Farneto di Gemmano, con a capo Gianni Quondamatteo. È la parrocchia di don Antonio Marcaccini, prete partigiano, già autore con altri della distruzione notturna dell’anagrafe del Comune di Gemmano. Del CLN fanno parte Aurelio Monti (fratello di Innocenzo), Luigi Cavalli, Raffaello Bucci, Francesco Franchetti, Giuseppe Volpinari e Giuseppe Ricci. Il Comitato decide di prendere contatti con altri parroci della zona attraverso don Marcaccini, che li incontra nella canonica di Onferno.

Leonardo Vannata

Leonardo Vannata in mezzo ai bersaglieri del “Mameli”

In questo contesto si inserisce, nel giugno 1944, il caso delle diserzioni all’interno del Battaglione Bersaglieri Volontari “Goffredo Mameli”. Alcuni partigiani di Cattolica erano riusciti ad entrare in contatto con due bersaglieri, il sergente Giovanni Castagna e il bersagliere Giovanni Pilotti, concordando con essi un piano che prevedeva la loro fuga assieme alla trafugazione di armi dalla loro caserma. Il piano fu organizzato nei minimi dettagli e con la collaborazione di numerosi ‘pali’ dislocati lungo il percorso: all’orario convenuto una motocarrozzetta si presentò presso il loro distaccamento situato a Gabicce con un ordine fasullo di prelievo e trasferimento di armi. Sul furgoncino, guidato dal gappista cattolichino Cristoforo Galli, salirono i due militi: esso partì alla volta della campagna, provvedendo a nascondere le armi e portando a destinazione i due fuggitivi verso Schieti, ove operavano alcune formazioni partigiane.
Immediatamente si scatenò una furiosa reazione da parte dei Bersaglieri: durante un rastrellamento nella zona fu ucciso casualmente un anziano agricoltore, vennero incarcerati numerosi cittadini e antifascisti nella Rocca di Cattolica, e alcuni repubblichini nel corso delle ricerche penetrarono sino all’interno del palazzo dei Capitani Reggenti, nella Repubblica di San Marino.
Da rilevare che nella zona di Coriano già c’era stato il precedente di due giovani disertori dell’esercito repubblichino, fucilati dai tedeschi ad Ancona il 18 maggio: Libero Pedrelli e Vittorio Giovagnoli.

Domenico Rasi e Vanzio Spinelli

Domenico Rasi e Vanzio Spinelli

Nei giorni immediatamente successivi, vengono incarcerati nove bersaglieri del distaccamento di Gabicce, commilitoni dei disertori: due di loro, il caporalmaggiore Domenico Rasi e il sergente Vanzio Spinelli, ambedue di Cesena, vengono accusati di collaborazionismo coi partigiani. Seguirà un lungo e drammatico processo, fortemente voluto dal loro comandante, il maggiore Leonardo Vannata, che vedrà anche un tentativo di coinvolgere tramite una richiesta di grazia lo stesso Mussolini (ben noto a Cattolica in quanto sede delle sue vacanze) ed avrà come triste epilogo la fucilazione dei due ragazzi il 24 giugno nel cimitero di Cattolica. Essi nelle loro toccanti ultime lettere inviate ai genitori negano di essere responsabili della fuga dei camerati ma non escludono un coinvolgimento ideale: “Il vero se c’è tu lo troverai” scrive Rasi all’amico Toni. Con loro anche due bersaglieri verranno puniti, seppure con pene inferiori. Il fatto ebbe una eco emotiva fortissima nella cittadina, e con la liberazione di Cattolica – un paio di mesi dopo – i due militi furono riabilitati e registrati come partigiani, con la intitolazione a loro del lungomare cittadino e – negli anni ’70 – l’erezione di un monumento sul luogo della fucilazione.

Passano pochi giorni ed a pochi chilometri di distanza avvengono fatti analoghi: di fronte al cimitero di Tavullia il 28 giugno vengono fucilati da parte dei militi del Battaglione “Tagliamento” della G.N.R., comandato dal fanatico e spietato maggiore Merico Zuccari, cinque presunti ‘disertori’ già in forza presso il battaglione “Milano” della Organizzazione Paladino, operante sulla Linea gotica; nello stesso punto, pochi giorni dopo, il 10 luglio, vengono fucilati un milite repubblichino della stessa “Tagliamento” – disertore per la seconda volta, fuggito dopo essersi rifiutato di fare parte di un plotone di esecuzione –  ed il 20 luglio due partigiani tavulliesi.

Nell’area appenninica tra le valli e del Foglia si trova ad operare la “banda Massi”, un raggruppamento partigiano di matrice cattolica operante in totale autonomia dal CNL e dalle altre forze partigiane presenti sul territorio.
Le relazioni redatte nel 1944-1945 dai protagonisti sulle attività di questo raggruppamento, presentano tuttavia ambiguità ed incongruenze: verifiche con testimoni diretti e circostanze – ancora in corso – inducono a ritenere che si trattasse, più che di una banda organizzata, di una rete di ‘conoscenti’ di tradizione cattolica ed antifascista, e che non tutte le attività indicate come azioni partigiane fossero realmente avvenute.
Comandante della banda Massi era Gino Morbiducci, nativo di Torino e residente a Cattolica: di dichiarata fede democristiana, dopo la liberazione di Cattolica trova credito presso le truppe alleate in funzione anticomunista ed anti-CLN, per poi scomparire politicamente con le prime elezioni libere, in cui viene eletto sindaco il comunista Giuseppe Ricci, comandante della cellula partigiana di Cattolica.
È lo stesso Morbiducci a promuovere con estremo vigore e commozione le cerimonie di commemorazione e la intitolazione del lungomare cittadino alla memoria dei militi Rasi e Spinelli.

Dalla primavera del 1944 prende avvio una dettagliata operazione di rilevamento delle fortificazioni tedesche in allestimento lungo la Linea gotica, da fornire agli Alleati. L’attività coinvolge numerosi partigiani, selezionando tra essi coloro che hanno precise nozioni tecniche (geometri, disegnatori, ecc.) infiltrati direttamente all’interno della TODT, la organizzazione tedesca che si occupava dei cantieri in Italia, e della sua corrispondente italiana, l’Ispettorato Militare del lavoro, meglio nota come Organizzazione Paladino: nella Valconca sono operativi in particolare i fratelli Pino (Giuseppe) e Cino Ubalducci.
Tale lunga attività si conclude pochi giorni prima dell’avvio dell’attacco alleato della Linea Gotica sul versante adriatico nel contesto dell’Operazione Olive, con una significativa operazione avviata in concorso tra le forze alleate, nuovo esercito italiano e i partigiani di Cattolica e del pesarese.

Enzo Mini

Enzo Mini

Il 23 agosto 1944 il sottotenente Enzo Mini, del Gruppo Mezzi d’Assalto della Marina militare – Reparto NP, assieme ai marò Giovanni Scagliola e Luigi Campora ed al partigiano marchigiano Rolando (Sergio Rimondi) sbarcano nottetempo preso la Vallugola, tra Pesaro e Cattolica. Dopo aver effettuato utili sopralluoghi circa le caratteristiche delle forze tedesche, prendono contatto tramite Rolando con i partigiani di Cattolica per ottenere un resoconto più dettagliato sulle opere di fortificazione della Linea Gotica.
Il giorno dopo due dei marò tornano alla base di Falconara. Giuseppe Ubalducci, nel frattempo, raccolta la cartografia riguardante oltre 40 chilometri di linee fortificate, preparata durante alcuni mesi di rilevamento assieme al fratello Cino, il 27 raggiunge assieme a Rolando il marò ancora nascosto in Vallugola.
Il giorno successivo una motosilurante italiana, comandata da Mini, li recupera nottetempo e torna verso le linee alleate.
L’accurato rilevamento via terra viene immediatamente messo a confronto dalle forze alleate della VIII Armata con quello aereo, realizzando così una dettagliata mappatura, e il 30 agosto scatta anticipato l’attacco alleato contro le fortificazioni  lungo la vallata del Foglia, che in pochi giorni vengono superate di slancio.
Mini ed i due marò Campora e Scagliola per questa operazione ottennero una decorazione con medaglia d’argento al valor militare.

Pino Ubalducci

Giuseppe “Pino” Ubalducci

Visto l’esito positivo della missione, Ubalducci verrà inviato il 17 settembre via mare su incarico dei comandi alleati ad avviare i contatti con la 28ª Brigata Garibaldi operante nel ravennate, comandata da Falco e Bulow. Ma, parallelamente, agirà anche per conto del gruppo dirigente comunista delle Marche, guidato da Egisto Cappellini, informando i partigiani ravennati della nuova situazione politica creatasi nell’Italia liberata e sul controverso rapporto tra alleati e Resistenza: informazioni estremamente apprezzate dallo stesso Bulow, che proprio a Cattolica – diventato sede del quartier generale alleato – si recherà clandestinamente via mare per proporre agli alleati un piano congiunto per la liberazione di Ravenna, e che nel febbraio 1945 verrà decorato con medaglia d’oro su proposta del generale Richard McCreery, diventato comandante dell’8ª Armata britannica in Italia.

Ancora nei primi giorni di settembre, mentre imperversa la battaglia, nella zona di Farneto di Gemmano, durante il passaggio del fronte, Gianni Quondamatteo aggredisce un alpino tedesco che però riesce a liberarsi e lanciare l’allarme. Ben presto Quondamatteo è catturato, ma durante il trasporto fugge, pur rimanendo ferito. L’area viene rastrellata e per rappresaglia 6 uomini vengono minacciati di fucilazione se non si trova il partigiano.
Solo il deciso intervento di Don Marcaccini, che viste inutili le sue pressioni si offre per essere fucilato egli stesso con gli altri, riesce a far desistere l’ufficiale tedesco.

Arriva finalmente la liberazione. Nel settembre del 1944, con la fine della lotta armata nel riminese, inizia un nuovo ciclo politico, aperto alla democrazia ed al suffragio universale. Anche in questo caso la Valconca darà il suo contributo, con la scelta dello stesso Giuseppe Ricci – in rappresentanza del circondario riminese – quale Deputato nella nuova Assemblea Costituente.

Foto ricordo di Egidio RenziFoto ricordo dei partigiani di Cattolica

Foto ricordo di Egidio Renzi

Nella Valconca merita di essere ricordata la figura di Egidio Renzi, originario di San Giovanni in Marignano e residente a Cattolica, antifascista della prima ora costretto a fuggire nel 1923 a Roma, ove lavora continuando svolgere attività di propaganda antifascista come aderente al movimento Giustizia e Libertà. Attivo durante la Resistenza, il 3 febbraio 1944 viene catturato, torturato e trasferito nella famigerata prigione di via Tasso.

A seguito dell’attentato partigiano di via Rasella, per ritorsione verrà selezionato con altri 334 patrioti e massacrato il 24 marzo 1944 nell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Solo il 28 agosto, assieme agli altri, il suo corpo verrà ritrovato e, nel dopoguerra, tumulato nel sacrario a loro dedicato, nel sacello n. 169.

Sessant’anni dopo la sua morte, nel 2004, su iniziativa dell’ANPI, Egidio Renzi è stato insignito della Cittadinanza onoraria dal Comune di Cattolica.
Perchè, come recita il monumento ai caduti di quella cittadina, “l’Italiano per ben vivere deve ben ricordare.”


 

BIBLIOGRAFIA

 

– Giuseppe Mari, Guerriglia sull’Appennino. La Resistenza nelle Marche, Argalia, Urbino, 1965.

– Sergio Flamigni – Luciano Marzocchi, La Resistenza in Romagna, La Pietra, Milano, 1969.

– Bruno Nediani, Faenza e Rimini sotto la dittatura, Centro Studi Storici e Politici del PRI dell’Emilia-Romagna, Rimini, 1979.

– Bruno Ghigi, La guerra a Rimini e sulla Linea gotica dal Foglia al Marecchia, Bruno Ghigi, Rimini, 1980.

– Ennio Bonali – Dino Mengozzi, La Romagna e i generali inglesi, Franco Angeli, Milano, 1982.

– Decio Mercanti, La Resistenza nel Riminese, in “Storie e storia”, n. 10 – ottobre 1983.

Diario di un guerriero moderno – Ten. Enzo Mini, in Giuseppe Mari (a cura di), Pesaresi nella guerra, ANPI provinciale Pesaro, Fano, 1996.

– Sandro Severi, Il Montefeltro tra guerra e liberazione 1940-1945, Comunità montane del Montefeltro e dell’alta Valmarecchia – Società di Studi Storici per il Montefeltro – ANPI Pesaro, Fano, 1997.

– A. Albertazzi – L. Arbizzani – N. S. Onofri, Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese (1919-1945). Dizionario biografico, Istituto per la storia della Resistenza e della Società contemporanea nella provincia di Bologna “Luciano Bergonzini” – Istituto per la Storia di Bologna – Comune di Bologna – Regione Emilia Romagna, 1985-2003

– Antonio Liazza, Quelli del Mameli, Lo Scarabeo, Bologna, 2004.

– Guido Paolucci, C’era una volta Cattolica, BCC Gradara, San Giovanni in Marignano, 2004.

– Maurizio Casadei, La Resistenza nel riminese. Una cronologia ragionata, Istituto per la Storia della Resistenza e dell’Italia Contemporanea di Rimini, Rimini, 1992-2005.

– Vittorio Mancini – Vincenzo Santolini, Don Antonio Marcaccini. E Prèt ad Purgatorie, Guaraldi, Rimini, 2009.

– Umberto Palmetti, Dall’8 settembre 1943 incomincia il peggio per l’Italia, Cattolica, 2011.

– Pat Spooner, A talent for adventure, Pen & Sword, Barnsley (GB), 2012.

 

11 apr 2012 Comunicato stampa
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L’Anpi di Cattolica congiuntamente con l’Anpi di Pesaro Urbino esprimono la loro preoccupazione e condannano l’episodio di violenza e di razzismo avvenuto nella notte di Pasquetta a Cattolica, in cui due ragazzi nord africani  sono stati aggrediti da un gruppo di estremisti di destra per motivi legati alla loro origine e al colore della pelle.
E’ allarmante constatare  come nella provincia Rimini da qualche tempo si assista alla presenza di individui e gruppi che si rifanno esplicitamente alla ideologia neofascista e neonazista, i quali con modi e mezzi sempre provocatori compiono azioni per consolidare e giustificare la loro presenza sul territorio.
Questo ennesimo episodio di violenza non è altro che la manifestazione tangibile di quello che questi gruppi sono in realtà: un ricettacolo di ignoranza, violenza, intolleranza e razzismo.
Invitiamo i cittadini, il Sindaco, il Prefetto e tutte le Forze armate impegnate nel meticoloso compito del controllo del territorio a vigilare ed a non sottovalutare questi fenomeni che possono turbare l’ordine e la sicurezza pubblica, ma soprattutto intaccare il tessuto antifascista e democratico delle nostre ospitali città.
L’Anpi manifesta la massima solidarietà ai due ragazzi aggrediti e rinnova il plauso alle Forze dell’ordine per la cattura e l’identificazione di tre dei cinque aggressori.

06 nov 2011 Contro la PdL n. 3442/2011 presentata dall’On. Fontana
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IL CONSIGLIO COMUNALE DI CATTOLICA A SOSTEGNO DELL’ANPI CONTRO LA PROPOSTA DI LEGGE N. 3442/2011 PRESENTATA DALL’ON. GREGORIO FONTANA

(Comunicato) L’ANPI Sezione di Cattolica-Valconca , riconoscendo e condividendo i principi di democrazia e libertà sanciti dalla Costituzione Italiana quali fondamentali valori della Repubblica Italiana, forgiati nel corso  dalla lotta di Liberazione nazionale

INFORMA che la Commissione Difesa della Camera dei Deputati ha approvato la proposta di legge n. 3442/2011 avente per oggetto “Disposizioni per le associazioni di interesse delle forze armate” che, motivata dalla necessità di dotare le Associazioni combattentistiche di personalità giuridica, prevede il riconoscimento di tutte le organizzazioni italiane di ex-belligeranti.

CONSIDERATO CHE tale proposta di legge apre di fatto al riconoscimento ed al finanziamento delle Associazioni costituite dagli ex-combattenti della Repubblica Sociale Italiana e da coloro che a quei valori si ispirano (incluse quindi le SS italiane!), esprimendo una volontà di riconoscimento delle stesse divenuta palese con la bocciatura degli emendamenti dell’opposizione che proponevano correzioni del testo affinché fosse evitata tale inaccettabile previsione

E CHE l’approvazione in Commissione di questa proposta di legge (che dovrà essere discussa dall’Assemblea della Camera dei Deputati) seguiva di poche settimane la presentazione al Senato di un disegno di legge per l’abrogazione della XII Disposizione Transitoria della Costituzione che vieta la riorganizzazione di Associazioni che svolgano attività volte alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del Partito fascista

PREOCCUPATO sia per le ricorrenti iniziative in sede legislativa di rivalutazione di quelle Forze armate diretta emanazione del partito fascista, agli ordini dell’occupante nazista, sia per il tentativo di equiparazione delle stesse con le forze armate antagoniste che, combattendo dalla parte del legittimo Governo italiano, lottarono contro il nazifascismo per l’affermazione della democrazia nel nostro Paese e nel mondo

RICORDATO INOLTRE il dramma e le sofferenze inflitte dalla guerra voluta dai nazifascisti nella intera Provincia di Rimini, i militari I.M.I. che rifiutarono – preferendo la detenzione – di appartenere all’esercito della R.S.I., le migliaia di Caduti durante lotta di Liberazione  sul territorio nazionale, commemorati annualmente nelle celebrazioni delle comunità cittadine di tutto il territorio nazionale

RIBADITA INFINE la necessità di mantenere sempre viva la memoria dei valori fondativi della Resistenza e della Costituzione antifascista da parte dei cittadini e delle Istituzioni, quale monito e patrimonio comune di ideali per la convivenza democratica e le libertà dei cittadini

ESPRIME la propria contrarietà e condanna verso la proposta di legge n. 3442 così come appare formulata, in quanto parte di una serie di recenti iniziative legislative che esprimono la volontà di legittimare il riconoscimento da parte dello Stato italiano delle forze appartenenti alla R.S.I. : ciò nel rispetto dello spirito democratico, repubblicano e antifascista della Carta Costituzionale, e dello stesso Art. XII delle “Disposizioni transitorie e finali”

CHIEDE al Sindaco ed  al Consiglio Comunale di Cattolica di sostenere l’ANPI approvando uno specifico Ordine del giorno da inviare alla Presidenza della Repubblica e alla Presidenza della Camera dei Deputati, dandone notizia all’opinione pubblica.

Il gruppo consigliare di maggioranza, in appoggio all’ANPI, ha inserito nell’Ordine del giorno del Consiglio comunale indetto per lunedi 7 novembre 2011 (ore 20:30) il punto n. 7 che recita: “Ordine del giorno a sostegno dell’ANPI contro la proposta di legge n. 3442/2011 presentata dall’On. Gregorio Fontana”

Il disegno di Legge n. 3442/2011

Comunicato ANPI (Sezione Cattolica e Valconca)

21 apr 2011 4° Premio Arti Espressive “Mario Castelvetro”: i premiati
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1° PREMIO

– Opera: ISTRUZIONE PER L’USO – L’ISTRUZIONE COME STRUMENTO DI LIBERTA’

Classe 1ªA Scuola media – San Giovanni in Marignano

Insegnante: Elisa Ugolini

La Giuria ritiene esemplare per chiarezza e trasparenza il percorso didattico compiuto in maniera collettiva, così come indicato nella scheda unita al lavoro.

Significativo ai fini del tema proposto è l’esempio di Iqbal Masih, il cui percorso di vita è stato visualizzato dai ragazzi, evidentemente impressionati dal confronto tra la loro vita di bambini istruiti e quella del ragazzo pakistano, piccolo lavoratore schiavizzato .

L’opera nella sua globalità manifesta freschezza creativa, chiaro indicatore dell’ampio spazio dato al modo di elaborare il messaggio lasciato agli alunni.

2° PREMIO EX-AEQUO

– Video: LA SCUOLA FASCISTA

Classe 3ªD Scuola media “E. Filippini” – Cattolica

Insegnante: Cristian Scagnetti

– Video: L’ISTRUZIONE CI RENDE LIBERI. IERI E OGGI…

Classe 3ªE Scuola media “E. Filippini” – Cattolica

Insegnante: Rosa Maria Agliata

– Opera: LA SCUOLA CHE CAMBIA

Classe 2ªA  Scuola media “E. Filippini” – Cattolica

Insegnante: Cristian Scagnetti

La Giuria ha trovato apprezzabile il lavoro di indagine svolto sul tema della scuola fascista, in quanto legato al tema dell’istruzione come indottrinamento, anche in comparazione tra il passato e il presente.

La Giuria considera i tre lavori di gruppo premiati – nella loro unità – costituiscano un interessante e riuscita elaborazione del tema, ognuno caratterizzandosi per ogni singolo aspetto: il reportage-intervista, il manifesto di sintesi con confronti particolarmente significativi, il video di ricerca.

Si evidenzia come in questo lavoro – ma anche in altri – il rapporto con la tecnologia sia vissuto dai ragazzi come liberatorio in sé, identificando degli strumenti neutri (computer, Internet, lavagne interattive…) come portatori quasi automatici di libertà e democrazia: considerazione questa che meriterebbe una particolare riflessione critica, forse anche come tema per una prossima edizione del Premio.

3°  PREMIO

– Opera: PAROLE IN LIBERTÁ

Classe 3ªD Scuola media “A. BROCCOLI” – Morciano di Romagna

Insegnanti: Giovanna Filanti, Claudio Colombari

La Giuria considera particolarmente riuscito e stimolante l’utilizzo dell’acrostico come mezzo di approccio concettuale.

Apprezzabile il lavoro di brainstorming (trad. lett. : tempesta di cervelli).

Si evidenzia inoltre, ritenendolo un aspetto positivo e liberatorio, come la “gabbia” di lavoro introdotta come metodo venga infine “rotta” in alcuni casi in cui l’acrostico di fatto scompare (viene inglobato nelle frasi e non ne è più l’elemento generatore) e rimane solo il libero pensiero dei ragazzi.

PREMIO SPECIALE

– Opera: DISTRUZIONE D’ISTRUZIONE

Classe 5ªA-B-C  Scuola elementare “Repubblica” – Cattolica

Classe 5ªA-B Scuola elementare “Carpignola” – Cattolica

Insegnanti: Nicoletta Antonioli, Valeria Antonioli, Marina Bertoni, Petra Casadei, Mirena Ceccolini, Francesca De Nicolò, Marina Esposito, Daniela Franchini, Maria Elena Gattoni, Simonetta Iacubino, Concetta Imbriano, Marisa Mancini, Silvia Talacci, Liliana Tristari, Ermanno Scudieri, Raffaella Ugolini

Il Premio viene assegnato in riconoscimento della oggettiva qualità formale del lavoro svolto, in cui appare con evidenza il primario ruolo svolto dall’insegnante quale soggetto educatore dal punto di vista professionale, tecnico, umano e culturale.

La Giuria esprime solidarietà all’invocazione d’aiuto, enunciata anche nel titolo, lanciata dal mondo della scuola, invitandolo alla ‘resistenza’ ed a continuare a trasmettere in futuro i positivi ed universali valori e riferimenti culturali evidenziati nell’opera, sempre e comunque nella costante attenzione e rispetto delle primarie esigenze espressive degli alunni.

PREMIO SPECIALE

– Opera: L’ISTRUZIONE METTE LE ALI 

Classe 3ªB Scuola media “A. BROCCOLI” – Morciano di Romagna

Insegnante: Bruna Staccoli

La Giuria apprezza il linguaggio talora sognante espresso dai ragazzi, frutto di personali elaborazioni del tema realizzate a partire dagli stimoli offerti dall’insegnante.

Appare interessante l’utilizzo combinato nel contesto di una unica opera di molteplici tecniche espressive, da quelle più manuali a quelle più tecnologiche (anche a rischio di rendere il discorso frammentario).

La Giuria desidera esprimere apprezzamento nei confronti dei lavori, premiati e non premiati, per l’impegno profuso e la sensibilità mostrata nell’affrontare il complesso tema.

Cattolica, 20 aprile 2011-04-19

I MEMBRI DELLA GIURIA:

–       Raffaele Bersani

–       Maurizio Castelvetro

–       Mara Dei

–       Augusto Gennari

–       Giorgio Severi

–       Valeria Belemmi